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	<title> &#187; Gli altri scrivono</title>
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		<title>No comment</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2010 20:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Online</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono quelli che danno poco del molto che hanno e lo danno per ottenere riconoscenza, ma questo segreto desiderio guasta i loro doni. E ci sono quelli che hanno poco e danno molto. Sono proprio loro quelli che credono nella vita e nella generosità della vita e il loro scrigno non è mai vuoto.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono quelli che danno poco del molto che hanno e lo danno per ottenere riconoscenza, ma questo segreto desiderio guasta i loro doni. E ci sono quelli che hanno poco e danno molto. Sono proprio loro quelli che credono nella vita e nella generosità della vita e il loro scrigno non è mai vuoto.</p>
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		<title>Ipse dixit</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 12:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Online</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Conosco persone che pretendono di legarti per una vita attraverso un regalo o una cortesia. Si diventa oggetti personali. Questo tipo di ricatto sentimentale va riconosciuto per quello che è. E condannato fermamente.
(Isabella Emery)
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Conosco persone che pretendono di legarti per una vita attraverso un regalo o una cortesia. Si diventa oggetti personali. Questo tipo di ricatto sentimentale va riconosciuto per quello che è. E condannato fermamente.<br />
(Isabella Emery)</p>
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		<title>Io sono un uomo, non la tua missione.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 08:59:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Online</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ difficile che io offenda una persona senza volerlo: mi sembra più facile &#8211; come fai tu &#8211; trovare un pretesto per offendersi a tutti i costi. È quello che fai se qualcuno non ti ama da suicidarsi entro due minuti, se non vuole sposarti immediatamente. Pazienza.
Ma c’è un passaggio, della tua lettera demenziale, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ difficile che io offenda una persona senza volerlo: mi sembra più facile &#8211; come fai tu &#8211; trovare un pretesto per offendersi a tutti i costi. È quello che fai se qualcuno non ti ama da suicidarsi entro due minuti, se non vuole sposarti immediatamente. Pazienza.<br />
Ma c’è un passaggio, della tua lettera demenziale, che non posso perdonarti: «Tu ami i tuoi compositori tetri, dormi in una stanza con le pareti blu, i tuoi giorni sono la replica dei precedenti. Ovvio che io ti irriti. Spero che tu sia capace di sapere che cosa farai domani, magari anche dopodomani: si vive meglio, sai. Ti auguro di imparare presto a lasciarti avvicinare da quelli che vogliono darti qualcosa: ne avresti davvero bisogno».</p>
<p>Ecco: io, a differenza tua, non pretendo di stravolgere vite altrui.<br />
Non sempre, forse non ora. Tu invece parli come se avessi la ricetta per rendere felici tutti gli uomini del mondo: tu sapresti come fare, e ogni tanto lo fai, impetuosa, emotivamente invadente. Con me non ha funzionato e adesso non ti dai pace: perché è stata solo una domenica e un’avventura, dici.<br />
E io in effetti non manderò a quel paese i miei compositori e le mie pareti blu, e neanche i miei giorni «replica dei precedenti», povera ragazzetta insolente. Non ascolterò i tuoi dischi new age, non appenderò stampe colorate da studentessa del liceo artistico. Io sono un uomo, non la tua missione.</p>
<p>E tu sei una ragazzina che non sa godersi una domenica per come è venuta: devi corrompere tutto col tuo pathos imprescindibile ed egoriferito, cercare in me i segni del tuo definitivo passaggio, e se non trovi nulla, piuttosto, t’inventi qualcosa, alimenti tensioni che &#8211; credi &#8211; mi terranno sulla corda. E invece mi fracassano solo le palle.<br />
Questa nostra discussione numero 300, per esempio: l’ho voluta io? Servirà a qualcosa? Per come sei fatta, poi, già lo so: presto ridiventerò un nemico. Parlerai e sparlerai di me: nel tuo ambiente di zabette altro non fate. Io, di te, non parlerò con nessuno. Quando hanno provato a parlarmi male di te, una volta, li ho diffidati perché lì c’ero io.<br />
E non m’importa che cosa abbiano pensato: neanche a loro avrei potuto spiegare che sono solo un uomo, uno che ha passato una bellissima domenica con te. E basta.</p>
<p><strong>Filippo Facci</strong></p>
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		<title>Le bugie hanno le gambe corte (e gli stivali fatti su misura)</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 19:11:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Online</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bugie]]></category>
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		<description><![CDATA[Che i treni arrivassero in orario, quando c&#8217;era lui, è una minchiata. Puzzava di minchiata anche senza bisogno di verifiche. Sarebbe bastato farsi una chiacchierata con un nonno, il proprio o il nonno di qualcun altro.
Oppure leggere il Corriere di oggi.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Che i treni arrivassero in orario, quando c&#8217;era lui, è una minchiata. Puzzava di minchiata anche senza bisogno di verifiche. Sarebbe bastato farsi una chiacchierata con un nonno, il proprio o il nonno di qualcun altro.<br />
Oppure leggere il <a href="http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_15/miti-diventano-storia-tortora_06b3d398-01fc-11df-866a-00144f02aabe.shtml" target="_blank">Corriere</a> di oggi.</p>
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		<title>Se pensi di non poter CAMBIARE, io non ti servo. E io non ti voglio.</title>
		<link>http://www.pieronline.net/2009/10/se-pensi-di-non-poter-cambiare/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 13:03:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Online</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli altri scrivono]]></category>

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		<description><![CDATA[
Tu mi parli dell’energia che metti nel nostro rapporto, delle ore di sonno perse o non lavorate, delle serate non dedicate a te stessa e ad altri. Mi parli delle cose che non hai fatto &#8211; o che hai fatto &#8211; in quanto esisto io, perché da un certo punto in poi sono esistito io. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="entry">
<p><a href="http://grazia.blog.it/author/filippo-facci/"><img class="alignleft" style="margin: 3px 8px;" title="Filippo Facci" src="http://grazia.blog.it/wp-content/themes/grazia2009_multitema/images/authors/filippo-facci.jpg" alt="" width="129" height="229" /></a>Tu mi parli dell’energia che metti nel nostro rapporto, delle ore di sonno perse o non lavorate, delle serate non dedicate a te stessa e ad altri. Mi parli delle cose che non hai fatto &#8211; o che hai fatto &#8211; in quanto esisto io, perché da un certo punto in poi sono esistito io. Mi sbatti in faccia la tua ipotetica vita senza di me e mi spieghi che è cambiata perché ci sono io. Ma certo che è cambiata perché ci sono io: puoi giurarci. Per questo esisto: per cambiarti la vita.</p>
<p>Siamo rudimentali. Può accadere che i nostri apparati difensivi vadano in cortocircuito ed ecco che ci si ritrova incredibilmente liberi, veri, felici, persi uno negli occhi dell’altro. Oppure può succedere che ciascuno rimanga intrappolato dentro se stesso e che scatti un sistema di allarmi pazzesco, che respinge ogni intrusione, ogni tentativo di modifica della nostra cosiddetta personalità. È da quando siamo nati, in mancanza d’altro, che riempiamo la nostra vita solo di noi stessi: nessuno potrà entrare, se non facciamo un po’ di spazio.</p>
<p>Tu pensi che il problema sia solo quello d’incastrare due persone che rimangano identiche a com’erano prima. Ma una coppia serve a crescere, a crescere insieme e &#8211; sì &#8211; a cambiare. Se il problema fosse solo quello di incastrarci sulla base di affinità, sappi che il mondo ridonda di donne anche migliori di te e di uomini migliori di me. Tu mi dici sempre che sei la risultanza di vari periodi della tua vita: ma questi periodi non sono pietre granitiche, non sono il tuo codice genetico, non puoi dirmi «io sono così» ogni volta che non hai la forza di essere altro. Non puoi dirmi che «nessuno può cambiare» come se tu fossi la stessa identica persona che ho conosciuto: non lo sei. Anche per colpa mia, per merito mio.</p>
<p>Io sono cambiato anche soffrendo. Cerco di imparare. Cerco di imparare anche l’amore. Non ambisco all’attrito di per sé, non sono mica scemo. Ma non lo sfuggo di principio, non ho paura, non lo considero un indizio della fine. L’amore non è un assioma sganciato dalla realtà, un oggetto teorico e indimostrabile. Se pensi di essere fatta e finita e cristallizzata, io non ti servo e io non ti voglio.</p>
<p><a href="http://grazia.blog.it/author/filippo-facci/" target="_blank"><strong>Filippo Facci</strong></a></div>
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		<title>La teoria del complotto.</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 22:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Online</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“L’11 settembre? E’ stata la CIA, fine della storia. Perché sono crollate le Torri Gemelle? Ci hanno messo le bombe, è ovvio.” dice il pensiero cospirazionista. Non gli serve capire l’ingegneria strutturale. Nulla avviene per caso nel suo mondo: tutto ha un ordine. E il complotto gli offre una scusa facile per i propri fallimenti: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“L’11 settembre? E’ stata la CIA, fine della storia. Perché sono crollate le Torri Gemelle? Ci hanno messo le bombe, è ovvio.” dice il pensiero cospirazionista. Non gli serve capire l’ingegneria strutturale. Nulla avviene per caso nel suo mondo: tutto ha un ordine. E il complotto gli offre una scusa facile per i propri fallimenti: non è lui che è incapace, sono gli altri che ce l’hanno con lui. E al tempo stesso offre una visione salvifica della propria esistenza. il complottista si vede come un paladino della verita, un avanguardista, un baluardo della società contro i cattivoni di turno. Fa proseliti, crea interesse intorno a sé, raduna seguaci che lo stimano e lo venerano. E’ gratificante.<br />
<strong>Paolo Attivissimo</strong></p>
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		<title>Quando si è in due, si cambia davvero.</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 19:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Online</dc:creator>
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		<category><![CDATA[facci]]></category>
		<category><![CDATA[filippo]]></category>

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«Che c’è?». «Niente». «Dai, che c’è?». «Niente. Penso». «A che cosa?». «Niente». «Ecco, lui pensa. Noi scopiamo e poi lui pensa». «…». «Ogni volta ti piazzi lì, esausto, e ti astrai, sei via, pensi». «Sei gelosa anche di questo?». «No, è che una volta non facevi così. Non sai come diventi, sei lontano anni luce». [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="entry">
<p>«Che c’è?». «Niente». «Dai, che c’è?». «Niente. Penso». «A che cosa?». «Niente». «Ecco, lui pensa. Noi scopiamo e poi lui pensa». «…». «Ogni volta ti piazzi lì, esausto, e ti astrai, sei via, pensi». «Sei gelosa anche di questo?». «No, è che una volta non facevi così. Non sai come diventi, sei lontano anni luce». «Ogni tanto sì. Ogni tanto mi viene lo sballo triste, non so perché. Ma spesso penso e basta, è una forma di pace. Non capisco perché devi rompermi i coglioni».</p>
<p>«Perché ci sono anch’io. Una volta non lo facevi. Eravamo in due, poco fa». «Siamo ancora in due. Il problema è che ti senti poco rassicurata a margine di una tua sovraesposizione emotiva e sessuale». «Non parlare così con me, non sei in televisione». «Ti farei leggere una cosa che scrissi anni fa, e che parlava di questo: di come uomini e donne spesso vivano diversamente il dopo. Ipotizzai un’invenzione. L’uomo è lì con lei, fanno roba, poi quando lui è quasi all’orgasmo tira una leva e si apre una botola e lei precipita in strada». «E viene chiamato automaticamente un taxi, me l’hai già raccontata, sei pure arteriosclerotico». «E tu sei una che va coi vecchi».</p>
<p>«Vabbè, senti, oggi è stata memorabile, guarda». «Io ero in pace. Pensavo». «A che cosa?». «Ridaje». «Tu dimmelo». «Vuoi saperlo? Pensavo a un romanzo che lessi anni fa, una storia d’amore come tantissime, solo che lui alla fine faceva un ragionamento, e pensavo a quel ragionamento.</p>
<p>Diceva che certe volte ci crediamo davvero, ci crediamo in due, si è convinti, e ognuno dei due prova davvero a cambiare e a diventare un’altra persona, a corrispondere a quello che l’altro si aspetta: come se la vita d’un tratto ci offrisse una chance di essere migliori o diversi. E allora si fa questo sforzo immenso, ci si adatta magari a una nuova vita, una nuova città, nuovo lavoro, nuovi amici, nuovo tutto.</p>
<p>Poi, d’un tratto, è come se ci fosse una calamita gigante che ci riporta indietro a quello che eravamo davvero, a quello che è inevitabile che siamo. E ciascuno si sente imbrogliato, da se stesso e dall’altro. E si riempie di rabbia per tutta la fatica che ha fatto. L’hai capito, ora, a che cosa penso?». «Sì».</p>
<p><strong>Filippo Facci</strong></div>
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