Io sono un uomo, non la tua missione.
E’ difficile che io offenda una persona senza volerlo: mi sembra più facile – come fai tu – trovare un pretesto per offendersi a tutti i costi. È quello che fai se qualcuno non ti ama da suicidarsi entro due minuti, se non vuole sposarti immediatamente. Pazienza.
Ma c’è un passaggio, della tua lettera demenziale, che non posso perdonarti: «Tu ami i tuoi compositori tetri, dormi in una stanza con le pareti blu, i tuoi giorni sono la replica dei precedenti. Ovvio che io ti irriti. Spero che tu sia capace di sapere che cosa farai domani, magari anche dopodomani: si vive meglio, sai. Ti auguro di imparare presto a lasciarti avvicinare da quelli che vogliono darti qualcosa: ne avresti davvero bisogno».
Ecco: io, a differenza tua, non pretendo di stravolgere vite altrui.
Non sempre, forse non ora. Tu invece parli come se avessi la ricetta per rendere felici tutti gli uomini del mondo: tu sapresti come fare, e ogni tanto lo fai, impetuosa, emotivamente invadente. Con me non ha funzionato e adesso non ti dai pace: perché è stata solo una domenica e un’avventura, dici.
E io in effetti non manderò a quel paese i miei compositori e le mie pareti blu, e neanche i miei giorni «replica dei precedenti», povera ragazzetta insolente. Non ascolterò i tuoi dischi new age, non appenderò stampe colorate da studentessa del liceo artistico. Io sono un uomo, non la tua missione.
E tu sei una ragazzina che non sa godersi una domenica per come è venuta: devi corrompere tutto col tuo pathos imprescindibile ed egoriferito, cercare in me i segni del tuo definitivo passaggio, e se non trovi nulla, piuttosto, t’inventi qualcosa, alimenti tensioni che – credi – mi terranno sulla corda. E invece mi fracassano solo le palle.
Questa nostra discussione numero 300, per esempio: l’ho voluta io? Servirà a qualcosa? Per come sei fatta, poi, già lo so: presto ridiventerò un nemico. Parlerai e sparlerai di me: nel tuo ambiente di zabette altro non fate. Io, di te, non parlerò con nessuno. Quando hanno provato a parlarmi male di te, una volta, li ho diffidati perché lì c’ero io.
E non m’importa che cosa abbiano pensato: neanche a loro avrei potuto spiegare che sono solo un uomo, uno che ha passato una bellissima domenica con te. E basta.
Filippo Facci

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, poichè viene aggiornato senza nessuna periodicità. Pertanto, non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della Legge n. 62 del 7.03.2001. Il blog è ottimizzato per Mozilla e Google Chrome perchè, per quanto mi riguarda, Explorer è il male. Per saperne di più, clicca 



