Lynchaggio

truccocolante“Ok, ci siamo. Ora spengo la luce e schiaccio play. Tu sei un cinefilo, no? Beh… dimmi che ne pensi.  Queste sono le mie emozioni in video.”

Mmh… mi pare che l’inquadratura balli un po’…
No, tesoro… te lo dico subito. Tu non sei una cinefila e, credimi, quello che vedo non ha niente a che vedere con David Lynch. E in questa ripresa ti trema la mano, ma non è un fatto di stile. Ti trema proprio la mano.

“Ma tu non mi hai prestato il cavalletto! E del bianco e nero che mi dici?”

Ok, parliamo dell’uso del bianco e nero… è interessante ma questa non salva la debolezza di questa sequenza e, se devo dirla tutta, non mi distoglie l’attenzione dalla pochezza della confezione.

Ma queste sono le mie emozioni in video.

Le tue emozioni in video? Ora potrei mostrarti le mie e vomitare nel tuo salotto.

Aspetta ora c’è la sequenza dello specchio.

Oddio! Ma vogliamo parlare di questa vaccata del trucco che cola? Perché questo primo piano? Lo sai che questo stratagemma del trucco che cola per via delle lacrime è obsoleto come il telegrafo? Dai torna sul divano che a me, francamente, il tuo filmino mi ha squassato la minchia. Ci manca solo l’inquadratura della vasca da bagno, le lamette ed il sangue che si disperde nell’acq… ma come??? C’è davvero! Il sangue no… ti prego, non questo.

Era per esprimere la solitudine… il senso di attesa che diventa violento, pesante.

Pesante? Beh, pesante è pesante.
Ah, noto con piacere che alla fine sei riuscita a localizzare il tasto dello zoom… e guarda te quante zumate! Ma allora è un film di arti marziali! Dì la verità!

Non riuscivo a fermarlo. Schiacciavo appena…

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No, tesoro… senti, non ce la faccio, ora basta!
Sono stufo, anzi arcistufo.

Sono stufo di te e di tutte voi… mi avete proprio ammorbato le palle con questa cazzo di fascinazione ossessiva per l’artista, ammesso che ne sappiate riconoscere uno. Sono stufo dei tuoi cantanti stonati e delle tue chitarre scordate, sono nauseato dalla tua ricerca dell’arte ad ogni costo quando è chiaro a chiunque, tranne che a te stessa, che tu non sai un cazzo di arte. E neanche di artisti. Prova ne sia il tuo modo di usare la parola “Genio!” a sproposito. E poi ormai ti ho capita. La scena è sempre la stessa.
Eccotelo servito il tuo artista, spettinato, arruffato, silenzioso, inquieto… un luogo comune ambulante pieno di poetica idiozia, con gli attacchi di panico e i tormenti di chi si nutre esclusivamente con i 4 Salti in Padella. Quando ne agguanti uno così ti infili nella sua scia. Inizi a seguirlo ovunque compulsivamente, cerchi di annusare la sua stessa aria, lo scruti come farebbe una spia, pur di coglierlo nel momento dell’ispirazione.

Eccoti, ti vedo… sei ispirato!… – mi hai detto, una volta. – Conosco quello sguardo! Ho imparato a riconoscerlo.” – Ed io avevo solo bisogno di andare in bagno con una certa urgenza… perché, sai, capita anche agli artisti di avere il cagotto. Figuriamoci a me!

Ma ora il tempo delle chiacchiere è finito, hai abusato della mia pazienza troppo a lungo.
Ora devi accendere la luce e togliere questa porcata.
Credimi, ho visto bimbi di sette anni fare cose sensazionali per la festa del papà, e tu, che ne hai più di venti, non ti avvicini neanche lontanamente ad un gesto creativo propriamente detto. Avrei dovuto capirlo prima, quando scimmiottando un deficiente sparavi stronzate sull’arte che cambia il mondo. Ma ora mi ricordo tutto, il tuo percorso mi è chiaro. Hai iniziato con le poesie, quando frequentavi quel tuo amico che ne scriveva a iosa e tutte invariabilmente ottuse. Poi ti è venuto il trip della chitarra, per via di quel rocchettaro con cui uscivi, nemico giurato del sapone e dell’accordatura. Poi sei venuta ad un mio concerto, non uno dei miei migliori, ma bastò perché ci scambiassimo i numeri e ci vedessimo qualche volta. Una sera ho fatto l’errore di mostrarti Barry Lyndon, e ti parlai dell’illuminazione delle candele… poi hai deciso che il cinema era il tuo mondo. E infatti sono qui a sorbirmi la puttanata del secolo.

Ascoltami.
Tu non sei un’artista, e frequentare me non ti aiuterà a diventarlo. Perché, triste a dirsi, manco io sono un’artista.
Io non sono un cinefilo, io sono uno a cui piace andare al cinema.
Io non sono un cantante, io sono uno a cui piace cantare.
E tu, fidati, non sei un’artista, tu sei una groupie.

Ascoltami, per favore.
L’unica cosa che io possa darti ora può salvare la mia e la tua serata. E anche le serate che verranno, se ce ne sarà occasione e se sopravviverò al tormento di questo tuo corto che sembra non finire mai.
L’unica certezza, tesoro, è che forse è venuto il momento di aprire gli occhi.
Tu non sei ispirata, tu sei una psicotica che ha delle allucinazioni visive.
Tu non sei chiara, tu sei un ammasso di parole sconnesse… in quello che dici e che fai non c’è niente che abbia un senso compiuto. Sei solo una marea di velleità non supportate da una preparazione adeguata. Non ti serviranno seminari di cinema ed elementi di armonia per trasformarti da crisalide a farfalla.
Non riusciresti a volare neanche a gravità zero, neanche con il blue screen e neanche con il vento a favore.

Tu fai incubi notturni e mi parli di sfera onirica.
Ti perdi in città anche quando segui il navigatore e poi vaneggi scemenze sul “non luogo“.
E poi parli da sola! E ti prego, risparmiami la stronzata dell’ “io narrante“. Stavolta non te la cavi così a buon mercato.

Perché tu non sei un’artista. Tu sei una groupie, per giunta psicotica.
E ora è il momento di metterci d’accordo, una volta per tutte. Siediti.

Siediti perchè quello che sto per dirti, se gli darai il giusto peso, può cambiare davvero la tua vita.

Tu non sei esperta di David Lynch.
Al massimo sei un personaggio di David Lynch!

Occhi sbarrati, volto pieno di stupore, trucco che si scioglie nelle foto che metti sul tuo blog e male di vivere a manetta. Ora, ti prego, basta.

Prendi la tua fottuta telecamerina e buttala nel cesso e maledici insieme a me i tuoi genitori per avertela prestata..

Ecco… lo vedi? Ci siamo.  Fermati, ti prego, e prova ad immaginare anche tutte le altre, uguali a te, mentre fanno lo stesso gesto. Guardati intorno.  E vedrai il mondo cambiare davvero.

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