Tra il pubblico e il privato

Tu pensi di aver capito tutto di me e se solo avessi prestato un briciolo di attenzione… parlo di un’attenzione diversa, quella che avresti potuto e dovuto mettere quando ascoltavi le cose che ti dicevo. Se solo avessi avuto davvero un occhio di riguardo per le cose che mi hai visto fare, quelle che ho scelto di fare, ma soprattutto quelle che ho deciso di non fare… forse oggi potresti dire di conoscermi abbastanza bene.

Ma tu non c’eri. O meglio, c’eri ma non eri lì sul serio. Ti avevo prenotato il posto migliore… no, non in prima fila, ma qui sul palcoscenico, insieme a me. Tu hai scelto di rimanere fra il pubblico, una posizione che ti permetteva di giudicare da lontano, senza sapere esattamente cosa stesse accadendo e perchè accadesse proprio in quel modo… e con quella solita faccia di chi ha capito tutto prima di tanti altri, hai spesso preferito la comodità di una poltrona.

E quante volte ho visto quella poltrona restare vuota, quella in prima fila che tanto ti piace, perchè hai creduto che non valesse la pena di assistere allo spettacolo che avevo messo in piedi per noi.

Tu ti ostinavi e, ancora oggi, ti ostini a restare fuori dalla scena, fingendo tuttavia di farne parte. Ma è troppo complicato, c’è troppa responsabilità e mandare avanti lo show è un lavoro che non fa per te.
E quindi a volte decidi di restare a casa e di non arrivare. Tanto sai già tutto, tanto è tutto un “già visto”, una banale replica.

Eppure la vita da star, da maître à penser, da protagonista sembra proprio piacerti. O forse ti piacciono solo i vantaggi che ne derivano. Ma salire qui sopra e calcare la scena è un’altra cosa. Bisogna sporcarsi le mani, sai? Il vantaggio vero, quello che non riuscirò mai a trasmetterti, sta proprio nello sporcarsi le mani, nel toccare di persona, nel dare forma, la tua personale forma, alla rappresentazione…

E’ troppo facile restare immobile e continuare a dirmi tutto quello che non va qui sul palco. Troppo facile dirmi cosa avresti fatto tu al posto mio, che luci avresti scelto, quale arredamento e quali stoffe… soprattutto è troppo facile venirmi a dire che i protagonisti e i comprimari non sono all’altezza della situazione. Intanto loro sono qui sopra con me, intanto si sporcano le mani, intanto mi aiutano a fare e disfare la scena.

Proprio non riesci a capire che c’è un unico vero difetto in questa scena. Tu pensi di conoscermi bene ma non hai mai avuto il coraggio di capire che l’unica grande mancanza, l’unica ed enorme imperfezione di questo spettacolo, là, dove c’è quell’immenso spazio vuoto, è che non ci sia tu a riempirlo.

E’ la tua assenza la sola banale replica che va in scena.
Anche stasera.

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