Sinistre esecuzioni, maldestre soluzioni.
Che vuoi che ti dica? Ci sono rimasto male.
Questa maschera del conformismo culturale, per tanti di noi, ha rappresentato uno dei modi per riuscire a restare a galla. Amico mio, credimi, lo so che non deve essere stato facile, non lo è mai stato per nessuno di noi. Ci è toccato di non esporci troppo, a volte ci è toccato di non prendere posizioni nette e, se proprio ci hanno messo con le spalle al muro, ci è capitato di abbozzare.
Ma tu hai fatto di peggio. Ieri sera hai negato tutto. Nervosamente, con un tono confuso, hai negato ogni addebito e ogni appartenenza. Eppure quella è la stessa faccia, quella è la stessa bocca da cui uscivano parole profondamente diverse, di segno decisamente contrario. Erano altri tempi, più pericolosi, però non ti nascondevi, anzi… ti schieravi con decisione, dichiaravi le tue simpatie politiche in scioltezza, senza paura delle conseguenze. Con tono calmo e pacato.
Certo, c’era un po’ di paura durante i concerti, e più di qualcuno ha preso le botte, proprio sotto al palco. E’ stato lì che ha iniziato ad insinuarsi più di qualche dubbio dentro di te.
Anni strani, quelli. Era tutto un fermento di idee e immaginazione, tutte bellissime, purché fossero vestite di rosso e cantate attraverso una folta barba. E tra queste barbe c’erano anche i tuoi colleghi più fortunati, quelli che sarebbero diventati presto uomini da un milione di copie a disco, tutte barbe apertamente schierate dal lato opposto al tuo. Uno marchio di fabbrica simbolico, era di questo che si trattava. Quella barba era un distintivo, una garanzia di indipendenza, un segno di appartenenza. A te la barba non cresceva, pochi e mal disposti peli sulla faccia che, anche volendo, non avrebbero mai potuto somigliare ad una barba propriamente detta. Ma non fu per quello che iniziarono a correggerti i testi: “Ehi, questo non lo puoi dire, amico. Hai talento ma se ci tieni a fare un disco tutto tuo forse è meglio che canti cose diverse.”
Piuttosto curiosa questa tua evoluzione, sai? In un tempo, non troppo lontano, ti si è sentito dire la tua verità in tono sommesso e oggi, mentre l’amaro mi sale (e ti sale) in bocca, ti sento mentire a gran voce.
Quanto più si alzava il tono della voce, tanto più le cose hanno cominciato a suonare false, stonate. Ironico per un cantante… beh, i tempi sono cambiati, amico mio. Ogni tanto ci si accoppa ancora, ma non è più né il tempo delle botte né delle gambizzazioni… ora potresti parlare chiaramente.
Raccontavi di quell’attore che, in un momento di crisi, si costrinse ad appoggiare un candidato di cui detestava personalità e schieramento. Aveva un bisogno maledetto di quella parte.
“Ehi, sono un attore, e sono anche bravo… ” – diceva. – “… quanto può essere difficile fingere per un po’… di essere un altro?” Intanto, con chi si stupiva dei suoi nuovi orientamenti, si giustificava con il sempre valido: Tengo famiglia..
Era un ottimo attore. Recitò così bene la sua parte che le porte dei teatri si aprirono magicamente, cominciò una lunga turnè econ essa arrivò il plauso di critica e pubblico. Poi, una sera in camerino, gli venne la nausea per aver finto così a lungo, non tanto sul palcoscenico, quanto nella vita reale. La sera successiva, senza sapere a cosa andava incontro, sbottò. Ormai saturo e rabbioso urlò a muso duro all’indirizzo del regista: “Sei un uomo senza talento che si riempie la bocca di scempiaggini, odio te e ciò che rappresenti ma… soprattutto odio me ed il mio essermi venduto ai tuoi maledetti amici tromboni.” -
Non era finita lì. Qualche mese dopo, il bravo attore recuperò tutta la dignità rifiutando un premio alla carriera. Le televisioni nazionali censurarono il discorso. Anche se tardivamente, armato solo di orgoglio, era riuscito a dire da che parte stava. Concluse il suo discorso di non-accettazione dicendo: “Mi vergogno come un cane. Con tutto il rispetto per i cani, s’intende. Ho accettato questo piatto caldo tutte le sere, senza preoccuparmi di chi mi dava da mangiare. Questa sera non accetterò questo premio, non c’è motivo per cui io debba venire premiato. ”
E ora tu che fai? Neghi, neghi tutto.
“Ehi, ma che devo fare? Io sono dovuto scappare altrove per poter continuare a lavorare. Se mi togli questo, se mi togli il mio lavoro, mi togli l’aria… non lo sai cos’è successo a quell’attore dopo quella sera? Te lo dico io… Niente più teatro, niente più pienoni, niente più fila ai botteghini, niente più plausi della critica… chi lo ha incontrato dice che è invecchiato tutto di un colpo. Gli hanno tolto l’aria. Mi capisci?”
Andiamo, non può essere sempre così.
“E lei te la ricordi lei?” – mi dici mostrando una foto.
Se la ricordano tutti, è indimenticabile. La tua domanda è retorica.
“Di lei hanno detto cose orribili… che era pazza… che non ci si poteva andare d’accordo… poi hanno cominciato con le dicerie su quelle strane cose che accadevano in sua presenza. Tutto falso, disgustosamente falso. Adesso la incensano ma ormai è tardi. E tu sai bene che l’hanno uccisa loro.”
Sì, e non c’è solo lei.
C’è quell’altro cantante che per essere sdoganato ha dovuto cancellare tutto il suo passato. Tu lo conoscevi bene, no?
“Ricordi le simbologie sulle copertine dei suoi dischi? Ora dice che sono state frutto di un caso e che lui ai cortei manco ci andava… peccato che camminasse di fianco a me, e io questo me lo ricordo.”
La verità è che questo è un paese di merda, ed è per loro responsabilità che accadono queste cose. Con una precisa strategia hanno occupato tutte le aree che aiutano a raccattare consenso, hanno cresciuto e alimentato i “loro eroi” nel cinema, nel teatro, nell’intrattenimento, gli hanno dato loro un peso e una dignità che non hanno, e se ce l’hanno è solo un aspetto parziale di ciò che sono realmente. E’ per questo che io stesso non posso e non voglio dire chi sono. E non lo farai neanche tu. Io stasera ho un concerto, e domani vorrei continuare a farne altri… questa è la mia vita.
Ok, è solo che non pensavo potesse succedere anche a te.

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, poichè viene aggiornato senza nessuna periodicità. Pertanto, non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della Legge n. 62 del 7.03.2001. Il blog è ottimizzato per Mozilla e Google Chrome perchè, per quanto mi riguarda, Explorer è il male. Per saperne di più, clicca 



