ADDIO, CHARLTON
“It’s been quite a ride. I loved every minute of it.”
Scritto da Pier Online @ April 6th, 2008

Ho un volto che appartiene a un altro secolo“.
Charlton Heston

“Come abbiamo fatto a spaccare in due il Mar Rosso? Ho sempre creduto fosse merito di Charlton.”

Cecile B. De Mille

Charlton HestonParafrasando Woody Allen, la sua era “la faccia di chi vorresti alla guida del tuo aereo“*.
Il senso di sicurezza e l’affidabilità, ma anche il buon senso e l’eroismo. Metti che se le cose si mettano male… a chi, se non a lui, affideresti la tua sopravvivenza? Difficile parlare in maniera esaustiva di Charlton Heston, perchè gli aggettivi e la filmografia sterminata non bastano a dare senso ad un’icona vera e propria che incarnava ed incarna il mito dell’uomo tutto d’un pezzo. Assolutamente indistruttibile e non parodiabile. Si può cercare di scimmiottare una leggenda?
No, si può solo cercare di farsi ispirare da lui e dalla sua presenza monumentale. In gran parte lo ricorderemo sempre per essere stato Ben Hur, Mosè e Michelangelo. E di sicuro sono ruoli da far tremare le vene nei polsi a chiunque. A me però piace ricordarlo in un modo particolare, e in verità poco noto. A raccontarvelo e basta, rischierei di essere preso poco sul serio ma per fortuna c’è Youtube che garantisce la prova audiovisiva. Ebbene, si racconta che quando Steven Spielberg e George Lucas stavano definendo le linee guida del personaggio di Indiana Jones, dopo lunghe e tormentate sedute di brain storming, si arresero all’idea che non avrebbe avuto senso partire da zero. Tenendo bene a mente che il loro eroe avrebbe dovuto racchiudere in sè il concetto di epico, avventuriero e leggendario, si misero il cuore in pace e fecero la scelta. In qualche modo rubarono a piene mani da ciò che già era stato reso in maniera perfetta da Charlton quasi trent’anni prima, cioè il paradigma stesso dell’eroismo e dell’integrità. Senza nulla togliere al genio di Spielberg, che ha re-inventato un genere e neanche ad Harrison Ford che, proprio come Heston, resta icona inossidabile agli attacchi del tempo, provate a dare un’occhiata qui sotto e avrete le prove di ciò che dico. Il video è tratto dal fim I Segreti degli Incas. (Cliccate sul titolo per vedere la sorprendente locandina)

 

ben hurFacciamo un giro nella sua filmografia, ora: Il più grande spettacolo del mondo (1953), il già citato I dieci comandamenti (1957), in cui Heston era Mosè (o forse è vero il contrario), Ben Hur (che gli valse il premio Oscar nel ‘60), El Cid (1961), Terremoto (1974). Interpretò e in parte produsse L’infernale Quinlan (1958) di Orson Welles e Sierra Charriba (1964) di Sam Peckinpah. Heston, come si è detto, fu uno splendido Michelangelo ne Il tormento e l’estasi (1965). Nel ‘68 un altro indimenticabile ruolo, nell’arcinoto classico Il Pianeta delle Scimmie. Adorato dai registi, anche in tarda età, continuò a lavorare seppur con minor intensità, riuscendo ancora a dare prova di essere capace di interpretazioni memorabili. Fu voluto da John Carpenter per Il Seme della Follia, da Oliver Stone in Ogni maledetta domenica, e da Kenneth Branagh nel suo indimenticabile Hamlet. Voglio ricordare anche il gustoso cameo in Wayne’s World 2, dove in pochi secondi dimostra di poter fare venire la pelle d’oca, recitando alcune battute volutamente banali in un film dichiaratamente demenziale. Pochi secondi per rubare la scena ed essere ancora magicamente epico, avventuriero e leggendario.

Charlton Heston 3Michael Moore nel suo documentario Bowling for Columbine lo intervistò a modo suo, cioè con quell’irritante moralismo che, nel bene e nel male, lo ha reso noto. Charlton Heston era alle soglie degli ottant’anni, con un fisico già minato dall’Alzheimer e dai tremori. Moore, vigliaccamente, giocò le sue carte nel modo che ritenne essergli più congeniale, cioè mirò ad essere sgradevole. Si fece ospitare nella casa di Heston (in quanto Heston fu Presidente e rappresentante di un’associazione che rivendica il possesso di armi a scopo di autodifesa) per una chiacchierata, mutuando almeno in parte gli stilemi tipici della candid camera. A sorpresa, nel bel mezzo dell’intervista, il regista decide di consegnargli la foto di una bambina uccisa da un coetaneo in una scuola elementare americana. Dopodichè, non pago, approfittò per ricordargli i morti della Columbine School di Littleton.
Diciamolo pure, ignobilmente e senza decoro, il corpulento regista tentò di strumentalizzare la situazione (va precisato che ebbe a chiedere scusa per l’eccessiva aggressività). Tutto ciò, in ogni caso, non smosse minimamente il Sig. Heston. Neanche quando Michael Moore tentò un ennesimo attacco chiedendo ad Heston di scusarsi sostanzialmente per le sue idee. Nonostante l’Alzheimer e la vecchiaia, il goffo tentativo di colpevolizzazione, non sortì alcun effetto. Come un nonno orgoglioso o, se vogliamo, un uomo di altri tempi, Heston tirò fuori tutta la sua integrità e la sua coerenza. Semplicemente congedò il regista e si limitò ad accompagnarlo alla porta. Proprio come faremmo noi se un ospite si infilasse a casa nostra con l’inganno e poi decidesse di essere sgradevole e disonesto.

Charlton Heston ha ricoperto incarichi sindacali come Presidente del sindacato degli attori, successivamente è stato Presidente dell’American Film Institute ma soprattutto, negli anni ‘50 e nei ‘60, per chi ha voglia di ricordarselo, fu un fiero oppositore del Maccartismo e della guerra del Vietnam. Senza dimenticare che lottò accanto a Martin Luther King per il movimento dei Diritti Civili.

* Charlton Heston in effetti è stato pilota in Airport 75.

 

Charlton Heston 2“My Dear Friends, Colleagues and Fans: My physicians have recently told me I may have a neurological disorder whose symptoms are consistent with Alzheimer’s disease. So … I wanted to prepare a few words for you now, because when the time comes, I may not be able to. I’ve lived my whole life on the stage and screen before you. I’ve found purpose and meaning in your response. For an actor there’s no greater loss than the loss of his audience. I can part the Red Sea, but I can’t part with you, which is why I won’t exclude you from this stage in my life. For now, I’m not changing anything. I’ll insist on work when I can; the doctors will insist on rest when I must. If you see a little less spring in my step, if your name fails to leap to my lips, you’ll know why. And if I tell you a funny story for the second time, please laugh anyway. I’m neither giving up nor giving in. I believe I’m still the fighter that Dr. King and JFK and Ronald Reagan knew, but it’s a fight I must someday call a draw. I must reconcile courage and surrender in equal measure. Please feel no sympathy for me. I don’t. I just may be a little less accessible to you, despite my wishes. I also want you to know that I’m grateful beyond measure. My life has been blessed with good fortune. I’m grateful that I was born in America, that cradle of freedom and opportunity, where a kid from the Michigan Northwoods can work hard and make something of his life. I’m grateful for the gift of the greatest words ever written, that let me share with you the infinite scope of the human experience. As an actor, I’m thankful that I’ve lived not one life, but many. Above all, I’m proud of my family … my wife Lydia, the queen of my heart, my children, Fraser and Holly, and my beloved grandchildren, Jack, Ridley and Charlie. They’re my biggest fans, my toughest critics and my proudest achievement. Through them, I can touch immortality. Finally, I’m confident about the future of America. I believe in you. I know that the future of our country, our culture and our children is in good hands. I know you will continue to meet adversity with strength and resilience, as our ancestors did, and come through with flying colors - the ones on Old Glory. William Shakespeare, at the end of his career, wrote his farewell through the words of Prospero, in “The Tempest”. It ends like this: ‘Be cheerful, sir. Our revels now are ended. These our actors, as I foretold you, were all spirits and are melted into air, into thin air: And, like the baseless fabric of this vision, the cloud-capp’d towers, the gorgeous palaces, the solemn temples, the great globe itself, yea all which it inherit, shall dissolve and, like this insubstantial pageant faded, leave not a rack behind. We are such stuff as dreams are made on, and our little life is rounded with a sleep.’ Thank you, and God bless you, everyone.”

Charlton Heston
(9 August 2002)

1 Comment so far

  1. abietto April 7th, 2008 12:15 am

    Francamente non sono del tutto d’accordo sul tuo giudizio riguardo all’intervista di Michael Moore. Sarà anche stato aggressivo e avrà utilizzato degli espedienti per parlare di argomenti scottanti e poco popolari, ma non più di quanto non facciano gli inviati di Striscia la Notizia o delle Jene, che vengono visti da molti come gli unici autentici paladini dell’informazione e gli unici combattenti del malcostume e della malasanità. Ed è un dato di fatto che Charlton Heston, per quanto attore meraviglioso, amante del movimento per i diritti civili e contestatore pacifista del Viet-Nam, era il presidente e l’uomo di punta e di “immagine” di un’associazione che strumentalizza gli emendamenti della Costituzione Americana per sfruttare un giro d’affari multimiliardario, direttamente o indirettamente responsabile di centinaia di morti ogni anno, per incidenti, crimini o “raptus”. Ed è un dato di fatto che è grazie alla rappresentanza di Heston e di tale associazione se chiunque può entrare in un Wal-Mart o in un analogo supermercato americano e comprare armi automatiche e munizioni con scarsissimi controlli. Personalmente, ritengo che un’azione come quella di Moore, di fronte a tutto questo, fosse ampiamente giustificata se non nei modi almeno nelle intenzioni, e che le domande fossero più che legittime.

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