JOHN RAMBO
Quando il gioco si fa duro
Scritto da Pier Online @ March 14th, 2008

John RamboIncredibile a dirsi, dopo la riesumazione di Rocky, a Stallone riesce di riportare in vita un’altra delle leggendarie icone degli anni ‘80. La sua sincerità è l’emblema di un cinema che non c’è più, forse per questo Stallone neanche prova a cambiare le carte in tavola. Ci ripropone la ricetta alla lettera e, non spostandosi di una virgola, riesce a far funzionare tutto esattamente come prima. Riecco la macchina da guerra, uno solo contro tutti.
Riecco Rambo e le sue battute laconiche, ridotte più che mai all’osso. Riecco la stessa tensione a livelli astronomici quando gli tocca incassare e accumulare provocazioni ed angherie. Rieccolo pronto ad esplodere per la catartica carneficina finale.

Ma stavolta, e questa è la piacevole novità, ci troviamo di fronte ad un realismo da capogiro. Il montaggio di Sean Albertson e la fotografia di Glen MacPherson rimandano decisamente al Soldato Ryan di Spielberg. Tutto il resto, invece, suggerisce che la vocazione di Stallone di rendersi autore a tutto tondo è ormai matura, perchè John Rambo, pur essendo scritto e girato con gli stilemi tipici degli anni ‘80, ha una sua modernità e ottiene il risultato finale di mostrare ciò che negli action attuali è lasciato fuori dall’obbiettivo. Le teste saltano, i corpi vengono mutilati e le viscere opportunamente sparpagliate. Le armi fanno male sul serio. Al diavolo i puristi, come sempre; storcevano la bocca allora e continueranno senz’altro a farlo.

Senza la malinconia di Rocky ma con tutta la nostalgia possibile, Rambo condensa tutto in 90 minuti. Adesso muori, però!

Un gruppo di missionari cristiani, giunti per prestare assistenza alla popolazione locale birmana oppressa dal regime militare, viene rapito e condotto in un accampamento. Lì i militari fanno il bello e il cattivo tempo, con una certa propensione per il cattivo. Vi basti pensare che il loro sanguinario capo, oltre ad essere spregevolmente sadico, non si limita a giocare con le mine antiuomo e a radere al suolo interi villaggi. Nel suo curriculum spicca anche una passione sfrenata per i ragazzini.

I cattivi sono cattivi e Rambo è Rambo, nessun dialogo, dunque. Nessuna strategia diplomatica. Solo un’implacabile raffica di mitra. Gli sgozzamenti in presa diretta che, in parte, rimandano alla serie B degli anni ‘70 (oggi serie A) e ai mondo movie di Jacopetti, e un uso dell’arco da riuscire ad imbarazzare Legolas, chiudono il cerchio.

Proprio niente male, a 62 anni suonati Stallone le suona ancora, permettendosi il lusso di vincere, persino fuori tempo massimo, la sua personale guerra.

Giudizio: ★★★½☆

2 Comments so far

  1. abietto March 18th, 2008 1:36 am

    Mi ha fatto più voglia di andare a vedere il film questa recensione del trailer o dell’hype che ha circondato l’evento. Francamente, continuo a non capire perché fai il lavoro che fai invece che lavorare alla redazione di Ciak, FX, Total Movie o robe del genere. E questo lasciando perdere il discorso musica, sennò mi tocca di insultarti.

  2. Pier Online March 18th, 2008 1:42 am

    E tu pensa che leggendomi di nuovo ho deciso di rivedere il film.

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