QUESTI FANTASMI Scritto da Pier Online @ December 15th, 2007
Signore, fulminali subito quelli che non hanno i congiuntivi.
Roberto Vecchioni - Questi Fantasmi (2007)
Eravamo in Corso Buenos Aires, sotto Natale, chiusi in uno di quei bar dove fanno la cioccolata calda buonissima. Intorno a noi c’erano davvero tante persone, tutte ugualmente sorridenti, in un sottofondo di chiacchiere e risate improvvise.. quel genere di felicità che allora mi rendeva piuttosto irascibile. E noi, come da copione, non ridevamo più di tanto. C’erano più che altro sorrisi amari ed acidi, la fierezza del nostro anticonformismo e del nostro essere immuni, l’orgoglio di come lo spirito natalizio non ci potesse sfiorare.
Ricordo che entrò lei, nel suo cappotto nero, piena di regali e sacchetti. E del sacchetto che si ribaltò ai piedi del bancone mentre ordinava un caffè, della palla rossa che scivolò fuori e che lei venne a recuperare sotto al tavolo dov’eravamo seduti io e te. Poi ci fu la tua grassa risata. L’immagine era grottesca, concordo.
“Scusa, mi fai prendere la palla?” - disse lei un attimo prima di piombarmi fra le cosce.
Fu la nostra unica risata vera. Poi finimmo a parlare di sesso, come spesso capita tra amici. Deviammo sulle nostre rispettive storie del passato, donne e uomini e fantasmi di un’epoca andata, fino a quando la malinconia non prese il sopravvento e riempì tutte le nostre parole di quel fottuto vittimismo in cui si crogiolano le persone sole. Tronfi e orgogliosi del nostro zitellismo continuammo a pontificare su tutto e tutti, ordinammo una seconda cioccolata e poi all’improvviso te ne uscisti con una delle tue sparate che solitamente accompagni a un tono messianico: “l’uomo che non deve chiedere mai esiste perchè oggi le donne parlano troppo”.
“Ok, adesso sviluppa il concetto però…” - dissi io, dopo una paio di secondi di finta riflessione.
Non mi ricordo la risposta che hai dato, non ricordo gli argomenti. So solo che non mi avevi convinto e che ormai hai smesso di convincermi da tempo. Vedi, io credo che per te non sia cambiato poi molto. Sei rimasta la solita zitella, civetta e superficiale. Continuo ad avere un debole per te ma non sono più schiavo delle mie aspettative nei tuoi confronti.
Io ho ricominciato a sentire il Natale. Da qualche anno me lo sento addosso come un brivido, non mi barrico più dietro a frasi vuote e stupide come “E’ una festa ipocrita” o “E’ la fiera del consumismo”. Tutto dipende da quello che hai e da come ti senti, da ciò che succede e da ciò che permetti ti succeda. E quello che so ora e che mi riempie di speranza è che finalmente ho smesso di essere il tuo Principe Azzurro.


















Bellissimo.
Il Natale *è* una festa ipocrita, ed *è* la fiera del consumismo. Ma è anche un momento per stare insieme, tra amici e parenti, e lasciare il mondo fuori, con i problemi che si gelano nella brina invernale come le gocce di rugiada sui vetri delle macchine. E’ anche un momento di ritrovi festosi e di amici perduti che si risentono magari solo quella volta all’anno, giusto per far sapere che non siamo spariti e che i fili delle nostre trame non sono ancora del tutto sfilacciati. Può essere una cosa molto semplice, un’occasione, una scusa. Io, per la prima volta in anni, mi sono ritrovato a voler fare il *mio* albero di Natale in camera, mentre mia madre si è fatta prendere un po’ la mano e ne ha fatti diciotto. Non sto dicendo un numero a caso. Ha fatto diciotto alberi di Natale (piccolini, più uno grande) sparsi per tutto l’appartamento.
Dipende da cosa hai dentro, da cosa vuoi riflettere e proiettare. Personalmente, mi auguro che sia un Natale sereno e divertente, in compagnia dei pochi amici autentici a cui voglio sinceramente bene. Tra i quali, ovviamente, ci sei tu.
Grazie