LUTTAZZI, ADDIO Scritto da Pier Online @ December 11th, 2007
“Non prendevo in giro il Papa, lui è un sant’uomo.”
Daniele Luttazzi
La satira ha una componente di moralismo e una componente di canzonatura. Entrambe le componenti vorrei mi fossero estranee, anche perché non le amo negli altri. Chi fa il moralista si crede migliore degli altri e chi canzona si crede più furbo, o meglio crede le cose più semplici di come appaiono agli altri. In ogni caso, la satira esclude un atteggiamento d’interrogazione, di ricerca. Non esclude invece una forte parte d’ambivalenza, cioè la mescolanza d’attrazione e ripulsione che anima ogni vero satirico verso l’oggetto della sua satira…
Però apprezzo e amo lo spirito satirico quando viene fuori senza una particolare intenzione, in margine a una rappresentazione più vasta e più disinteressata. E certamente ammiro la satira e mi faccio piccolo piccolo al suo cospetto quando la carica dell’accanimento derisorio è portata alle estreme conseguenze e supera la soglia del particolare per mettere in questione l’intero genere umano, confinando con una concezione tragica del mondo.
Italo Calvino
… conosco bene le strumentalizzazioni che si fanno da sempre confondendo parole e pietre. Le parole non sono pietre. Però sono parole: non sono niente. Tra il niente e le pietre, le parole sono una tappa intermedia. Quando Luttazzi usa questo tipo di espressioni, e ne riceve applausi e successo, è perché fa leva sull’aggressività, l’odio e la voglia di far male di parte del suo pubblico. Quella frase non è una battuta che fa ridere usando volgarità e violenza: è volgarità e violenza. È una frase da lite al semaforo: è voglia di dire la cattiveria e ridacchiare poi pensando di aver segnato un punto. E il passo prima della pietra: e sapersi fermare lì non riesce a tutti.
Luca Sofri
Oggi pensavo a questi strenui difensori del diritto di satira. A mio giudizio, almeno nel caso di Luttazzi, in realtà questi signori difendono il diritto ad essere infantili quando non si riesce a convivere con la propria invidia sociale. Luttazzi, che ormai è un professionista del martirio, dal canto suo ci tiene a precisare che il suo programma è stato sospeso per ben altri motivi, e cioè la puntata sull’Enciclica di Ratzinger che avrebbe dovuto essere trasmessa settimana prossima. Ma poi dichiara, nel frattempo, che: “non prendevo in giro il Papa, lui è un sant’uomo. Mi interessava il tema: confrontavo i punti principali dell’enciclica di Ratzinger con argomenti satirici. Ho un punto di vista eterodosso, certo sconfesso la sua visione del Purgatorio, ma le mie battute su temi seri divertivano. Contestavo la visione dolorifica del mondo contenuta nell’enciclica e il plagio di massa delle religioni. La satira non è una burletta, la satira è una cosa seria“. Insomma, mi chiedo, ma questo qui da parte che sta?
Dopodichè mi resta la curiosità di vedere questi stessi difensori alle prese con lo stesso tipo di insulto. Sono sicuro che le reazioni non mi deluderebbero. Ho visto gente venire alle mani per molto meno. Ho visto gente cancellare e bloccare i commenti sul proprio blog per molto, molto meno. E secondo me è assolutamente legittimo e giusto poterlo fare.


















Ecco, io adesso mi domando: ma lo scopo dell’umorismo non dovrebbe essere quello di trasformare le proprie frustrazioni in una forma raffinata di aggressività?
Di sostituire una formula violenta, diretta,insultante, brutale e poco civilizzata, con una più sottile denigrazione verbale? Che sia “a misura d’uomo”?
Altrimenti dove sta la creatività, l’arte, il talento?
Luttazzi sostiene che la satira è arte: o è totalmente libera o non è arte.
Certo ci sono vari stili di umorismo e la satira sociale critica cinicamente la società, ma in questo caso mi sembra che ci troviamo davanti a merda d’artista. Anzi…merda e basta.
“Ecco, io adesso mi domando: ma lo scopo dell’umorismo non dovrebbe essere quello di trasformare le proprie frustrazioni in una forma raffinata di aggressività?”
No, lo scopo dell’umorismo è quello di fare ridere, non centra niente l’aggressività e le frustrazioni.
da Wikipedia:
La satira (dal latino satura lanx, nome di una pietanza mista e colorata) è una forma libera e assoluta del teatro, un genere della letteratura e di altre arti caratterizzato dall’attenzione critica alla vita sociale, con l’intento di evidenziarne gli aspetti paradossali e schernirne le assurdità e contraddizioni etiche.
La satira storicamente e culturalmente risponde ad un esigenza dello spirito umano: l’oscillazione fra sacro e profano. La satira si occupa da sempre di temi rilevanti, principalmente la politica, la religione, il sesso e la morte, e su questi propone punti di vista alternativi, e attraverso la risata veicola delle piccole verità, semina dubbi, smaschera ipocrisie, attacca i pregiudizi e mette in discussione le convinzioni.
- Detto questo, la satira è di norma una forma di espressione libera e non lo è più quando viene bloccata o meglio dire imbavagliata perchè scomoda.
Inoltre ci terrei a precisare che non si è obbligati a guardare un programma di satira, Luttazzi ad esempio, io non l’ho mai visto, poi figurati mica paghi il canone dell’A7 per poterti lamentare.
Sai avrei molto da dire sulla merda in televisione!
Per essere obbiettivi bisognerebbe dare lo stesso peso e avere lo stesso giudizio critico non solo verso un soggetto, perchè più scomodo, piuttosto che un’altro, altrimenti si è faziosi e tendenziosi.
Proviamo a capirci, X… chiunque tu sia. Nell’enorme vaso della satira ognuno mette quello che vuole. Sulla definizione si può essere più o meno d’accordo ma, se permetti, riferirsi esclusivamente al significato codificato è un modo ozioso di argomentare. E’ un po’ come provare a definire il “comune senso del pudore” in maniera oggettiva e comune a tutti. La satira non è un tavolo o una sedia, in questo caso sarebbe piuttosto facile mettersi d’accordo su parola e significato. Non sarà un codice o un dizionario a stabilire, io credo, che cosa rientra nella satira e cosa non vi rientra affatto. Chiedo a te, invece, di provare a stabilire la linea di confine tra satira ed inciviltà, violenza verbale gratuita, offesa, ingiuria ecc ecc. Se ci riesci, e soprattutto convinci me e i lettori di questo sito, io sarò il primo fra tutti a congratularmi, ma se non dovessi convincere nessuno, sono altresì sicuro che non avrai nulla da obiettare se ti immaginassi in una vasca da bagno intento a…
“No, lo scopo dell’umorismo è quello di fare ridere, non centra niente l’aggressività e le frustrazioni.”
In realtà ci sono alcune teorie che prendono proprio in considerazione l’effetto liberatorio del riso. Ossia i meccanismi che nell’uomo provocano la risata si collegano strettamente ad alcune inibizioni interne ed hanno lo scopo di procurare piacere, di liberare la tensione. Gli impulsi che devono essere inibiti sono aggressivi e sessuali, non a caso le battute sul sesso o sull’aggressività sono molto comuni, sono da sempre cavalli di battaglia. In una parola è come essere aggressivi senza aggressività, non solo verso gli altri, ma anche verso se stessi, insomma, in modo socialmente accettabile.
Ma torniamo a Luttazzi.
Lo sfogo che gli è costato tanto caro non faceva ridere, semplicemente.
Il mio intervento, tra l’altro, non lasciava supporre da nessuna parte che io appoggiassi un provvedimento vero e proprio di “censura”.
Mi sono limitata a domandarmi dove risiedesse la vis comica di quel monologo che in tutta onestà non sono riuscita a cogliere. Mi è sembrato solo un insulto rozzamente formulato, spinto alle estreme conseguenze.
Ferrara, in un articolo, ha spiegato sicuramente meglio di me l’esistenza di alcune regole televisive che mettono Luttazzi in una condizione diversa rispetto al recitare in un teatro con pubblico pagante appositamente venuto per ascoltarlo.
Non mi sembra di essere stata faziosa o tendenziosa, se non nella misura in cui ho esercitato la libertà di esprimere il mio gusto personale in fatto di comicità. Evidentemente non ho visto del talento in quella performance, ma solo uno sfogo aggressivo, incapace di suscitare una sana, liberatoria e “dissacrante” risata.
Riguardo alla merda televisiva…quando comparirà qui un post su una qualsivoglia trasmissione di Maria de Filippi et similia non risparmierò il mio giudizio critico, ma si stava parlando di Luttazzi, mi pare. Nel frattempo mi limito a non guardare certe cose.
Anche se…omioddio subisco la fascinazione di un certo tipo di trash televisivo, sbarazzino, scanzonato: la televendita notturna di oggetti improbabili.
E’aberrante…ma…non riesco a non guardare!
sbaglio o sei tornato più cattivo di prima
Mi interesserebbe capire in che modo sono stato cattivo. E tu pensa che mi sono interrogato sul tono e sull’idea di essere stato senza nerbo.
Personalmente, sono sempre stato un fiero difensore della satira in tutte le sue forme e del diritto di parola e di pensiero, di stampa e di pubblicazione. Ci sono casi in cui, però, si abusa, a mio modesto parere, di tale diritto solo e unicamente per rompere i coglioni al prossimo o per insultare in maniera molto pesante e molto grave il prossimo, nascondendosi dietro alla foglia di fico della satira, una sorta di panacea di ogni invidia sociale, di ogni aggressività repressa, di ogni vittimismo… tale per cui se la persona che fa tali affermazioni e battute è “un comico”, allora vanno bene, mentre le stesse identiche parole messe in bocca a qualsiasi altra persona avrebbero come unico esito un pugno sui denti o una querela. Purtroppo, ritengo che Luttazzi, che io amo molto soprattutto per i suoi primi lavori e per le sue prime trasmissioni umoristiche, abbia sceso una china molto ripida e si sia infilato in un cul de sac artistico da cui non riesce più a uscire (e probabilmente, nemmeno lo vuole).
Trovo allucinante il modo in cui cerca di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, solleticando le simpatie degli anticlericali con le sue battute ma rassicurando il pubblico più “mainstream” dicendo che Ratzinger è un sant’uomo, cosa di cui non sono convinti probabilmente nemmeno i cattolici più ferventi. Riguardo alle battute della vasca da bagno, ritengo che fossero semplicemente volgarità gratuite di cattivo gusto. Non c’è più il gusto per l’assurdo di certe provocazioni dei suoi spettacoli più giovani (come mangiare una fetta biscottata con sopra spalmato del finto sperma, intinta in un bicchiere di finto mestruo). Qui non si tratta di eccedere o di difendere un “limite di decenza” o di gusto, si tratta *dello scopo* per cui si decide di andare oltre confine e di scioccare. Se è una cosa gratuita, fine a se stessa, con l’unico intento di divertire, oppure se è un’abile manovra per continuare a essere additato come la povera vittima che nessuno vuole perché è l’unico che “ha il coraggio” di dire le cose in faccia come stanno, riempiendo poi così i teatri di persone paganti che sperano di sentire chissà quale verità rivelata o illuminazione. Ho letto un articolo di Filippo Facci al riguardo, e devo dire che mi trovo d’accordo. Luttazzi, a mio modesto parere, è molto furbo e attento, e vende nel modo giusto un prodotto molto preciso… Non c’è più sincerità, onestà intellettuale o libertà di pensiero nelle sue ultime esternazioni di quanta non ce ne sia in un telegiornale di Emilio Fede o in un programma di Maria de Filippi: tutti sono professionisti che vendono un prodotto a un target preciso e a un’audience scelta. Tutto qui.
La satira avrebbe ben altro da dire, se non fosse un po’ troppo faziosa, in questo periodo di governo Prodi. Ad esempio, come mai le missioni durante il governo Berlusconi erano da guerrafondai, mentre ora sono interventi di pace, e tutte le bandiere con l’arcobaleno sono magicamente scomparse. Ad esempio, come mai certi giudici vengono immediatamente spostati e vengono loro tolte delle inchieste, quando se Berlusconi avesse fatto una cosa del genere sarebbe stato crocifisso dalla satira e dai media di ogni colore. Ad esempio, come mai le famose leggi sui conflitti di interesse vengono sventolate come armi elettorali ma mai realizzate con precisione nel concreto. Ad esempio come mai nessuna fa nulla per lo strapotere del Vaticano in Italia (le inique leggi sull’otto per mille, l’esenzione dall’ICI, i finanziamenti pubblici) e anche chi si professava “comunista” (un termine che, purtroppo, sembra voler significare sempre meno) va a baciare l’anello al Papa. Ad esempio come mai leader storici dei partiti di sinistra ora si comportano verso il loro passato con la stessa educata vergogna di Fini quando affermava che ha “tagliato i ponti con il nostalgico passato”. Però, stranamente, la satira non sembra volersi occupare di una buona metà della classe politica del Paese e continua a tuonare che Ferrara è grasso, Berlusconi è mafioso e Fini è un fascista. Come se si potesse andare al governo in Italia senza fare i conti con Cosa Nostra, a prescindere dal colore della propria bandiera. Come se si potesse andare al governo in Italia senza fare i conti con i buchi di bilancio lasciati da cinquant’anni di malgoverno di socialisti e democristiani. Come se si potesse andare al governo in Italia senza ricevere finanziamenti illeciti per il proprio partito per poter essere “concorrenziali” durante le campagne elettorali.
Mah… Io credo che la buona satira sia fatta in altro modo e da altre persone. Solo che mi piacerebbe sapere chi siano.
Ecco sì, nel mio post volevo dire più o meno questo…
Ringraziamo Yuri per il suo breve commento. =)
Caro Pier,
non sono io che posso tracciare il confine tra decenza e indecenza, tu mi insegni che una sedia è una sedia e basta, mentre la satira è un qualcosa che ha un raggio ampio di definizione e ciò che è valido per un singolo “io” non è valido e accettabile per un’altro “tu”.
Ora potremmo stare ore a disquisire su ciò che è lecito dire e non dire, mi chiedo da quando però ci facciamo sorprendere dal pudore e dalla morale, dopo anche aver sentito frasi del tipo: “sarebbe come buttare un salame in un corridoio”; è forse questa anche satira?
Può essere, fa ridere in certe circostanze, ma non sono sicuro che tutti la possano apprezzare una frase del genere, o no? O perchè la si dice, come qualcuno ha scritto, ha un peso minore perche detta in un piccolo gruppo piuttosto che divulgata tramite la TV?
Ecco, vedi, il problema siamo noi, ed è anche il problema che ci sottomette a governanti di questo tipo, in fondo ce li meritiamo. Siamo bravi a criticare, noi Italiani ma non siamo capaci di fare un cambiamento radicale, questo dovuto anche al fatto che (come dice un mio caro amico) c’è ancora troppo benessere. Non credo che un comico sia in grado di dirci qualche verità che non conosciamo, il problema, forse, sarebbe capire perchè abbiamo bisogno di comici per ridere dei nostri mali e il problema, a parte che licenziare Luttazzi (che non credo morirà di fame) è che le cose non cambiano.
Inizio anche a pensare che ultimamente ai comici inizino a mancare argomenti, poi va beh, gli inguaribili “comunisti” o alternativi di sorta che pargheggiano l’ML fuori dal teatro alla fine sono una macchietta di ciò che l’idea dell’essere “comunista”.
Diciamo che qui siamo bravi a farci le cose su misura: dagli abiti alla politica alle leggi…in generale eh!
In linea di massima, sono di nuovo d’accordo. Tuttavia, un conto è avere a che fare con un gruppo ristretto di persone, fatto di comportamenti e inside jokes codificati, che sono propri del rituale sociale. Un conto è avere carta bianca da una tivvù commerciale e sfruttarle per dire una becerata da quattro soldi. Rientra nei diritti di una tivvù commerciale assumere qualcuno e/o mandarlo a casa quando viene meno il rapporto di fiducia o si abusa del proprio spazio. Non è censura, è linea editoriale.
Diciamo che Luttazzi ha lanciato un salame in un buco della serratura, proprio per gioire dell’attrito. Anyway, da qualunque parte tu penda e qualunque sia l’uso che fai dei salami, sei il benvenuto qui. Non fosse altro per la civiltà con cui esponi il tuo parere.
Però dicci chi sei eh!
Ti ho risposto…sul chi sono.
Per togliere comunque ogni dubbio: “W la figa!”
Basta che non ci provi con le mie…
(e da qui capisci che ho capito chi sei)
hehe
Io non ho capito…
Perchè non eri in quel bar dove X mi ha servito una birra ghiacciata.