SIGNORA DELLE ORE SCURE Scritto da Pier Online @ December 10th, 2007

È per questo che poi, quando vi rincontriamo dopo un po’ di tempo, non ricordate un sacco di cose: e non fingete, non vi ricordate per davvero. È la ragione per cui siete meno brave di noi a raccontare le storie, spesso non avete capacità di sintesi, ancora più spesso siete prive di quella complicità maliziosa che noi, invece, quando per caso ricapiti d’incrociarvi qualche tempo dopo, tendiamo a ostentare: noi più romantici, o forse solo più disponibili a revival erotici; voi cordialmente indifferenti, come se i tizi che solo un paio d’anni prima vi mettevano le mani addosso, tutte le notti, non fossimo stati noi. Ma non fate apposta: siete così. Lo è la maggior parte di voi. Un tizio, un galileo, disse: «Sia il vostro parlare sì sì, no no, il di più viene dal maligno». Il padre di questo tizio, non a caso, dopo l’uomo creò la donna. L’uomo, invece, creò la politica.

Filippo Facci - Il Giornale

Abbiamo parlato al telefono che io ero ancora tramortito nel letto. Lo squillo mi ha svegliato e dopo aver fissato il display con il tuo nome, sia io che il display abbiamo avuto qualche secondo di incredulità. Poi la tua voce. Come accade dopo un lungo blackout, quando all’improvviso torna la luce, hai bisogno di riprendere confidenza con la stanza, i mobili e le mensole. Benchè sia una stanza che conosci bene, o almeno credi, in cui hai soggiornato a lungo, ti trovi a scoprire dettagli e particolari che sono sempre stati lì ma a cui non avevi dato il giusto peso. Quasi fossero scontati. Non è così diverso, a pensarci, da quella mistificazione che la tua stessa città ti impone, quando un amico viene a trovarti da lontano e lo porti in giro, magari gli fai vedere il Duomo. E’ sempre stato lì, il Duomo.

Ed anche io sono qui a vederlo per la prima volta attraverso gli occhi di un amico.

Parli spedita. Mi dici delle novità, mi racconti che fai e di cosa vivi. Trapela il tuo entusiasmo in ogni parola. Sono contento di sentirti felice, spero in cuor mio che non sia l’assurda pantomima che si viene a creare in quelle strane serate tra ex-compagni di classe e in cui testimoniamo a voce alta che, almeno in questa vita, noi ce l’abbiamo fatta. Eh no, noi non siamo ex-compagni di classe, forse siamo immuni da questo gioco sciocco. Analizzo il tuo tono di voce, perdo il senso delle parole, ma capisco che sei felice davvero. Hai realizzato qualcosa, sul serio.

Sto prendendo nuovamente confidenza con la stanza. Forse non ti ho mai conosciuta abbastanza bene. Quel poco che ho visto però mi è piaciuto e continua a piacermi.

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