Istantanea # 0032
Io – quando qualcuno mi vuole bene e non mi chiede di essere diverso da ciò che sono – ancora mi stupisco.
E sento anche qualcosa dentro che assomiglia alla riconoscenza.
Io – quando qualcuno mi vuole bene e non mi chiede di essere diverso da ciò che sono – ancora mi stupisco.
E sento anche qualcosa dentro che assomiglia alla riconoscenza.
Ho fatto colazione al bar e, come al solito, mi sono trovato a chiacchierare dei fatti della settimana, di politica, del Papa, nell’arco di un densissimo quarto d’ora. Con quegli argomenti si ha sempre il timore che la conversazione possa degenerare da un momento all’altro, ma non è accaduto.
Non so come, ad un certo punto, siamo arrivati a Chavez e lo stesso signore – mi è sembrato con un pelo di malinconia (ma è un’impressione personale) – ha esclamato: “Chavez? Mia moglie è venezuelana… lo chieda a lei e alla sua famiglia cosa pensano di Chavez! Lo chieda ai venezuelani, faccia la cortesia, si faccia dire dei giornali e delle radio chiuse, delle cure sospese negli ospedali, della repressione… se invece vuole sentire cazzate – mi scusi il termine – lo chieda pure agli italiani… o a Sean Penn! ”
Poi ha pagato, ha preso il sacchetto con i cornetti, ed è uscito, salutando con cortesia. L’ho visto dietro al vetro, mentre si accendeva un mezzo toscano, sotto una lieve pioggerellina. Ha dato un’aggiustata al cappello, ha infilato il sacchetto dei cornetti sotto un lembo del cappotto e si è allontanato a passo lento. Finché c’è ancora gente così, io mi sento meno solo.
Ieri mi sono chiesto, qualche secondo dopo aver visto Papa Francesco, quanto ci avrebbe messo una certa sinistra (ma anche un certo anticlericalismo militante) a svelarci l’oscuro passato di Jorge Mario Bergoglio, tanto che sono arrivato a commentare ad alta voce: “Ok, domani ci diranno che è un nazista pure lui, che uccide a mani nude i bambini, che ha radiocomandato l’aereo sulle torri e che ha avuto una storia con Madre Teresa, ecc…”
Poco dopo, al telefono con un amico di sinistra ripeto il medesimo concetto, sotto forma di battuta.
Confesso di aver calcato la mano, di aver aggiunto scie chimiche, progetto HAARP e quant’altro, per incrementare la dose di sarcasmo.
Essendomi spinto un bel po’ oltre, ad un certo punto sono stato interrotto e con una punta di meritata cattiveria mi è stato detto: ”Ma lo vedi che sei pieno di pregiudizi e pensi sempre male? Guarda che a noi non ce ne frega un cazzo… siete voi che ci state tritando le palle con sette dirette!”
“Posso capire che a voi non interessi, in effetti allo stato attuale non c’è molta scelta in televisione.” – dico io.
“Comunque sei un malfidente, ti immagini le cose… anche quando non succedono.”
L’amico mi richiama circa venti minuti dopo, mentre mi sto mettendo a tavola.
Mi dice: “No, senti… volevo dirti che abbiamo già… voglio dire, hanno già cominciato. Facebook è già pieno…”
“Pieno di cosa?”
“Retroscena, dittatura, robe così… ”
“Ma perché fanno sempre così?” – domando con voce stanca.
E lui ridacchiando nervosamente: “Credo che in fondo ci piaccia rovinare le feste degli altri…”
Fatto sta che alla finestra è arrivato Francesco e se ti scegli un nome così stai già dicendo un sacco di cose (ammesso che sia un omaggio al Santo di Assisi). Francesco aveva al collo una croce di ferro e legno. Ha esordito con uno spiazzante “Fratelli e sorelle… buonasera!”
Ha parlato di se stesso come di Vescovo di Roma e non di Papa.
Prima di passare alla benedizione di rito, ha chiesto di pregare per il suo predecessore.
Poi ha invitato i fedeli a pregare per lui, in un silenzio inumano di oltre trenta secondi.
In dieci minuti scarsi ha mostrato un deciso ed evidente cambio di passo, dando anche una piccola spallata alla tradizione.
A me sembra un ottimo inizio.
March 14th, 2013 Written by Pier Online | No Comments »Lo faccio ogni anno, commento Sanremo in tempo reale su Facebook.
Non da quando c’è Sanremo, ovviamente, ma da quando c’è Facebook, sì…
Dal momento che non posso essere lì (anche se per lavoro in passato me ne sono goduti tre dietro le quinte), mi piace commentare da casa. Mi diverte che ci siano persone che hanno cominciato a vederlo soltanto per poter leggere i miei commenti, persino dall’estero, mi diverte maggiormente che alcuni seguano i commenti senza aver neanche la televisione accesa.
La cosa, lo voglio chiarire definitivamente, ha un valore meramente giocoso.
Si fanno battute, si fa ironia sul look, sulle canzoni e sulle esibizioni… ma scansiamo ogni dubbio, chiunque canti o scriva canzoni – che lo faccia professionalmente o per passione – sa che salire su quel palco è un sogno proibito. E per chi ci arriva sul serio è un momento che fa tremare le vene nei polsi, checché ne dicano snob e raffinati dell’ultima ora. Tanto di cappello a chi ci arriva, per merito o per raccomandazione non è poi così importante. Fra le competenze di una persona di comunicazione, c’è anche quella di sapere entrare nel giro giusto. In ogni caso, i miei rispetti.
Come spesso accade, nell’atto di commentare, mi sono attirato qualche critica e più di una risposta inacidita. Sono consapevole tuttavia che ogni volta che si esprime un pensiero pubblicamente, si accetta che quel pensiero possa essere messo in discussione. Può succedere persino che ad un pensiero giocoso e ironico seguano critiche seriose e pesanti. Fa parte delle regole.
Canto (e suono) da quando avevo 15 anni.
Facevo progressive metal (pensate un po’), agli inizi, con la voce bianca, in attesa di una tardiva pubertà da cui paradossalmente oggi attendo di uscire. Ho bazzicato l’ambiente musicale senza essere aver avuto un invito formale, proprio come uno che si imbuca ad una festa senza nessun titolo e senza conoscere nessuno. Ho avuto sempre il cruccio di non aver approfondito studio e competenze e, da outsider, ho avuto la fortuna di stare a stretto contatto con musicisti e strumentisti meravigliosi, ho potuto cantare in posti importanti e ho registrato in studi famosi e… per carità, con ogni probabilità non me lo sono meritato. Come amo dire di me stesso, non sono un cantante, sono uno che canta.
Il mio parere, dunque, magari non è dei più autorevoli né intendo imporlo a chiunque, indiscriminatamente. Credo però di poter ugualmente dire la mia, da persona qualunque, senza peli sulla lingua, demandando tutto al mio semplice e banale gusto musicale.
Oggetto delle critiche, le mie battute sui Marta sui Tubi.
Non ho mai avuto timori di esprimermi, anche su cose che per taluni sono sacre e non scendo in dettagli tecnici. Per chi mi conosce non rappresenta certo una novità ma vi basti sapere che per me I Promessi Sposi sono l’equivalente di un libro Harmony un po’ più articolato, con in più la peste.
Andando in ordine sparso e giocando a carte scoperte, si sappia che io non tollero – quasi a livello fisico – le banalità di Fabio Volo. Venga messo agli atti che detesto Bob Dylan (ma so che tanti pavidi musicisti, in cuor loro, la pensano come me e non lo ammettono), ho avuto nausea in tempi non sospetti per film come Ghost e Dirty Dancing e… ah sì, certo, quasi dimenticavo, sono annoiato profondamente dal blues puro, dalla musica trance, dal country western e dal folk di protesta.
Mi sento male, infine, se ascolto – foss’anche per puro caso – i Modà, i Negramaro, le Vibrazioni e i Marta sui Tubi. Non è un fatto tecnico, rientra nelle questioni di gusto personale. Troppa enfasi mi fa venire il latte alle ginocchia.
Alcuni bollano la cosa in maniera un po’ semplicistica con un puerile e comodo: “E’ tutta invidia…”
Io, tuttavia, se proprio devo parlare di invidia, quella sana e contenuta, preferisco orientarmi verso Michael Jackson, James Taylor, Sting… o che ne so, Quincy Jones, per fare qualche nome minore (devo spiegarlo che è una battuta o ci arrivate da soli?).
Ecco, con buona pace dei detrattori, questo è quanto.
Nel contempo, e lo ammetto con orgoglioso candore, ho dei piccoli peccatucci veniali, per esempio mi concedo persino un po’ di pop annacquato, musichette a presa rapida e canzonette orecchiabili.
Signori miei, si chiamano gusti, buoni o cattivi che siano, sono miei, me li tengo ed è l’ultima volta che li spiego.
I gusti non si spiegano.
Nella migliore delle ipotesi si partiva verso le due del pomeriggio, saltavamo su un tram e poi su un altro ancora. Nella peggiore si saltava la scuola. In tutti e due i casi, lo si faceva solo ed esclusivamente per passione. Attraversavamo una Milano fredda e buia, a volte sotto una pioggerellina fastidiosa, rigorosamente senza ombrello, correndo sotto i muri dei palazzi.
Qualche volta la meta era l’Astragames, la sala giochi dietro Corso Vittorio Emanuele, oscura e pullulante di individui loschi. I più smaliziati, in tarda mattinata, si concedevano un caffè dal Barba e magari uno dei suoi famosi croissants.
Ma più spesso si andava al Discomane, sui Navigli, alla ricerca di vinili usati.
Un ambiguo commesso obbligava gli studenti a lasciare lo zainetto alla cassa, perché evidentemente qualcuno provava a imboscarsi qualche disco. Li ho comprato di tutto, colonne sonore di John Barry, Led Zeppelin, Pink Floyd, Earth Wind and Fire, Iron Maiden, cantautori italiani… mentre cominciava a farsi strada la Fusion.
Ad un certo punto, venne il momento in cui si sceglievano i dischi in base a chi ci suonava dentro.
E scoprivi che erano quasi sempre gli stessi… e che persino dietro Michael Jackson c’erano i Toto.
E poi dopo fu il turno della GRP, con tutti quei musicisti fighissimi e pettinatissimi, da Dave Grusin a Lee Ritenour, che avevano un groove patinato che si riconosceva lontano mille miglia. Cominciammo, dunque, a scegliere in base alla casa discografica.
L’ascolto di un disco cominciava sulla strada del ritorno, su un altro tram sferragliante, con il dito eccitato che si muoveva sulle note di copertina.
“Oh, hai visto? Gli America sono inglesi?”
“Qui c’è un solo di Steve Lukather…”
“Qui ci suonano Jerry Hey e Gary Grant… quelli di Michael Jackson”
“Gary Grant? Ma chi, l’attore? Che cazzo di nome… ”
“Eh già, perché invece Narada è un bel nome!”
“Allora ci sarà pure Greg Phillinganes, controlla!”
“Io ho comprato Coca & Rhum, la prossima volta lo porto e me lo faccio autografare.”
Era il periodo d’oro dei Live nei locali milanesi. Dalle Scimmie al Tangram, senza perdersi mai uno spettacolo di Gigi Cifarelli che indossava fieramente la sciarpa rossonera, con la scritta Van Basten bene in evidenza.
Una sera alle Scimmie, quella che sarebbe diventata la mia prima fidanzata ufficiale, mi prese la mano sotto al tavolo e fu tutto un formicolio. Anche oggi, quando sporadicamente ci ritorno, guardo l’angolo esatto, il punto preciso in cui c’era il tavolo, in cui io e lei eravamo seduti. Ancora oggi, vivvaddìo, ho un sussulto.
Poi c’era quel giovanotto, laureato in chimica, quello che sembrava timido ma che poi saliva sul palco con i Flipper e cambiava tutto. “Canta come Stevie Wonder!” – diceva qualcuno.
Alex mi piaceva parecchio – soprattutto quando cantava Sunset on L.A. – e se prima era facile sedersi ed ascoltarlo da vicino, dopo Sanremo non fu più possibile entrare agevolmente nei locali dove si esibiva. Dopo un po’ non è stato più possibile ascoltarlo, perché un destino di merda ce l’ha portato via.
E mi ricordo di quella sera dove Paola Folli, Lalla Francia e Lola Feghaly hanno cantato Birdland e io – che avevo ancora i capelli – rimasi spettinato e a bocca aperta.
Milano, a quei tempi, era davvero vicino all’Europa.
November 10th, 2012 Written by Pier Online | No Comments »
La lealtà è un codice di comportamento.
La lealtà, in sostanza, è quella serie di valori a cui decidiamo di aderire, completamente.
Nelle parole e nelle azioni.
La lealtà è per estensione sinonimo di correttezza.
La lealtà è un codice che riguarda noi stessi e i nostri rapporti con gli altri.
Non possiamo pretendere che tutti siano leali con noi. Possiamo però pretendere da noi stessi che questa cosa ci riguardi da vicino. Possiamo provare ad essere leali e corretti nei confronti di tutti.
Lo dobbiamo a noi stessi e a chi ci sta intorno.
Ma è quando la controparte con cui ci relazioniamo (sporadicamente o di frequente) a venire meno al patto che le cose diventano difficili. Quando qualcuno viene meno al vincolo sacro che la lealtà impone, diventa davvero complicato restare fedeli ai propri ideali. Qualcuno mi manca di rispetto? Qualcuno mi fa del male?
Ok, la tentazione è quella di restituire il colpo, la tentazione è ”comportarsi di conseguenza”.
Però io conto fino a dieci e la tentazione passa.
E il codice di comportamento resta.
Spero di riuscirci sempre.
Più o meno diciotto anni fa partivo per Santa Flavia, in Sicilia.
Ci sono restato tre mesi, ho lavorato come animatore, ho dormito molto poco.
ho conosciuto persone fantastiche, ho mangiato frutti di mare crudi all’alba, ho cenato a Porticello anche dopo la mezzanotte…
Veronique, Candice, Zoé, Violaine, Audrine, Manon, Stefania, Patrizia e Gilda, grazie!
Mi avete regalato l’estate più bella senza mai rompere il cazzo.
Non è cosa da poco.
June 26th, 2012 Written by Pier Online | No Comments »Lei ha la bocca più bella che abbia mai visto.
Da organizzarci una gita… e poi decidere di trasferirsi lì.